Colpo di Grazia

von Marian Schraube

Chi fino adesso avesse nutrito ancora dei dubbi, che i lupi non perdono mai il vizio, dovrebbe ravvedersi dopo la riunione dei parlamentari pidiellini di ieri sera. Perché quello che è stato chiamato un aut-aut,  è nella sostanza un nesso causale tra una eventuale decisione di Giorgio Napolitano e la minaccia di dissoluzione fattuale del Parlamento: Rappresenta il tentativo di una parte di organo costituzionale (il potere legislativo) di incidere direttamente sulla libertà decisionale e di merito, che è la prerogativa del diritto di grazia del Capo dello Stato.

È il caso di rileggersi attentamente l’art. 277 del codice penale, per capire la portata di questo disegno, che così recita: “Offesa alla libertà del Presidente della Repubblica – Chiunque, fuori dei casi preveduti dall’articolo precedente, attenta alla libertà del presidente della Repubblica, è punito con la reclusione da cinque a quindici anni.“ Una norma che s’inserisce sotto al titolo “Dei delitti contro la personalità dello Stato“ e al capo „Dei delitti contro la personalità interna dello Stato“. Va da sé, che anche il tentativo è punibile, art. 56 c.p..

La situazione non migliora con le esternazioni di un coordinatore dello stesso partito, che nella mattinata di oggi prendeva cripticamente in bocca le parole del “rischio di guerra civile” in caso che “l’agibilità politica del leader del maggior partito italiano“ non fosse resa possibile“. Mi risparmio  a questo punto di approfondire nei confronti di un ex-Ministro, che la legge la dovrebbe conoscere, la consistenza del suo detto.

Che la Presidenza della Repubblica abbia replicato, gettando acqua sul fuoco, con l’indicazione dell’ iter procedurale, non cambia l’assetto. Di un pregiudicato che, arrivato alla fine di una delle sue malefatte, preferisce trascinare nella propria caduta il resto del suo mondo, ma prendendo in ostaggio tutti quelli, che hanno avuto la fortuna di non appartenergli. E di clientes, al capolinea non solo della propria politica, ma che nella specie si troverebbero privati del loro patronus e ai quali non rimane che esprimere la loro fides; costi quel che costi.

Mi vengono a mente le parole di Luis Moreno Ocampo, il quale, sentito un ufficiale della giunta argentina poi condannato per omicidio, riferiva le parole, perché avesse gettato dei prigionieri viventi fuori dall’elicottero, uccidendoli: “Perché difendevamo la democrazia.” Non tutti, che prendono in bocca tale vocabolo, lo capiscono; chi lo prende in bocca e agisce inversamente, agisce contro e con premeditazione; ed il tutto non inizia solo, quando si passa alla via dei fatti. È l’annuncio di un punto di partenza, e da ieri qualcuno si è imbarcato su di una rotta di collisione finale.

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