L’esimio giureconsulto b.

von Marian Schraube

Per non parlare di quello con la lettera maiuscola, che di giurisprudenza ne ha fatta (e ne fa) l’esperienza pratica, parliamo del dotto in Scienze politiche ed economiche, tale Renato Brunetta. Che per la sua ricca esperienza da fu Ministro per la Pubblica Amministrazione leggi, sentenze e comunicati stampa almeno li dovrebbe saper leggere.

Invece no. Il nostro b. esulta alla notizia, ancora da ufficializzare ma già anticipata dalle agenzie di stampa, che la Commissione UE aprirà un procedimento di infrazione contro l’Italia, non avendo questa corrisposto ad una sentenza della Corte di Giustizia  dell’Unione Europea del novembre 2011. Al centro dell’attenzione ora la responsabilità civile dei magistrati, gongola il b., che “dev’essere legge, come da precisa norma della UE. In Italia non lo è. E l’Europa intende punirci per questo.” Sostenuto a spalla dall’ineffabile Maurizio Lupi (anche lui Scienze politiche con indirizzo in economia, ora al dicastero dei Trasporti), il quale sparla di “emergenza per mancata responsabilità per le conseguenze degli errori” dei magistrati, il tuonetto del PdL vede finalmente spuntare l’alba di una magistratura perseguibile a suon di richieste di risarcimento.

Il b.rutto è, che né la procedura UE né la sentenza in oggetto (Commissione europea / Repubblica italiana, causa C-379/10, sentenza del 24/11/2011, fonte online -> CURIA) abbiano a che fare con la responsabilità del giudice quanto con quelle dello Stato italiano. Difatti la legge incriminata, ovvero la numero 177 del 13 aprile 1988 cosi recita nei primi due commi dell’ art. 2:

“1. Chi ha subìto un danno ingiusto per effetto di un comportamento, di un atto o di un provvedimento giudiziario posto in essere dal magistrato con dolo o colpa grave nell’esercizio delle sue funzioni ovvero per diniego di giustizia può agire contro lo Stato per ottenere il risarcimento dei danni patrimoniali e anche di quelli non patrimoniali che derivino da privazione della libertà personale.

2. Nell’esercizio delle funzioni giudiziarie non può dar luogo a responsabilità l’attività di interpretazione di norme di diritto né quella di valutazione del fatto e delle prove.”

Il dispositivo della Corte UE del 2011, richiamando tali norme, statuisce:

“La Repubblica italiana,

– escludendo qualsiasi responsabilità dello Stato italiano per i danni arrecati ai singoli a seguito di una violazione del diritto dell’Unione imputabile a un organo giurisdizionale nazionale di ultimo grado, qualora tale violazione risulti da interpretazione di norme di diritto o da valutazione di fatti e prove effettuate dall’organo giurisdizionale medesimo, e

– limitando tale responsabilità ai soli casi di dolo o colpa grave,

ai sensi dell’art. 2, commi 1 e 2, della legge 13 aprile 1988, n. 117, sul risarcimento dei danni cagionati nell’esercizio delle funzioni giudiziarie e sulla responsabilità civile dei magistrati, è venuta meno agli obblighi ad essa incombenti in forza del principio generale di responsabilità degli Stati membri per violazione del diritto dell’Unione da parte di uno dei propri organi giurisdizionali di ultimo grado.”

Non è quindi la responsabilità propria del magistrato ad essere lacunosa quanto la responsabilità dello stato, quando un magistrato “di ultimo grado violi il diritto dell’Unione”, magari anche solo e semplicemente interpretando male un codicillo delle svariate norme di Bruxelles. E non pare casuale, che i nostri b. & co. facciano finta di non vedere la norma di cui all’art. 7 della stessa legge n. 117, nel quale troviamo la responsabilità individuale sotto l’effetto di un azione di rivalsa contro il magistrato da parte dello stato chiamato a rispondere.

Che la Corte Europea tenti di imporre alle giurisdizioni nazionali la propria linea anche interpretativa, è storia vecchia sin dalla sua nascita. Fece scalpore in dicembre dell’anno scorso la controversia tra il Presidente della Corte di Lussemburgo, Vasilios Skouris e la Corte Costituzionale Federale in Germania. Quest’ultima in due decisioni si era riservato il diritto di giudicare “atti legislativi dirompenti della Comunità” in contrasto con valori fondamentali della costituzione, il Grundgesetz tedesco, comprendendo anche le sentenze della Curia. Il pericolo, che da un rapporto di cooperazione si sviluppi uno di confronto tra i massimi organi giurisdizionali della Comunità e di paesi membri, fece assicurare Skouris, che il suo tribunale mai oserebbe giudicare “ultra vires”, quindi al di fuori della propria competenza, mandando allo stesso tempo un monito di identico stampo ai suoi colleghi tedeschi.

Con la pena del risarcimento in seguito ad un’interpretazione deviante davanti ad un tribunale nazionale, e con la Corte Europea come “primo ed ultimo grado” che si arroga insindacabilmente l’interpretazione definitiva delle norme di portata europea, la costrizione invece sarebbe perfetta ed il conflitto di competenza risolta una volta per tutte a favore di Lussemburgo.

Tutto questo, naturalmente il b. ce lo nasconde, conducendoci sulla falsa pista. E peggio ancora il Ministro dei Trasporti, che nella giustizia vorrebbe vedere, quasi ad ingraziarsi ancora una volta quello con la b maiuscola, “professionisti civilmente responsabili del proprio operato”. Il politologo che non ha mai letto Montesquieu è il massimo.

Certo, lo abbiamo visto come funziona: Chi per una domandina sulla provenienza di certi denari, chi per un filmetto sul prodotto di una nota marca di macchine che non corrispondeva alla pubblicità diciamo “sportiva” e quindi all’immagine „mitica“ voluta o chi invece si limitava ad essere un poco insolente – le richieste di risarcimento a suon di milioni hanno ammansito fino al limite della censura i moti del giornalismo libero, quindi non appoggiato ad una casa editrice (con relativa padronanza) solvente almeno per i costi processuali. Figurarsi il giudice, che già con la domanda, dove si fosse trovato l’imputato al momento del delitto (a Parigi? al telefono? ma con chi ha parlato di preciso e di che cosa?) incapperebbe nel tranello della errata “valutazione delle prove”.

La notizia non è quindi una sedicente emergenza o una magistratura politicizzata, bensì lo sono esponenti politici, che pur di salvare la propria o la pelle del (prossimo) “dominus” da giusta punizione vorrebbero introdurre un ulteriore grado di giudizio, la supercassazione per il risarcimento. E allo stesso tempo sacrificare gratuitamente le competenze nazionali. Perché di questi tempi farebbe pure comodo, trasferire le responsabilità altrove. Ma si sa, già di economia non capiscono molto, figuriamoci -oltre la paura da- la legge. MS

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