La Prawda Grillina

von Marian Schraube

Sulla sua piattaforma beppegrillo.it il leader del MoVimento-5-Stelle ha installato una gogna mediatica per giornalisti. E c’è chi da giornalista gli da ragione

Non concordo con Travaglio. Non per quello che scrive in “Chi è senza manganello …” a riguardo del ruolo fondamentale dei media e quindi della mancante coscienza deontologica dei professionisti. Tra l’altro un problema che non riguarda solo l’Italia: da vedere ad esempio la casa editrice Springer in Germania, i vari Bolloré, Dassault, Lagardère in Francia. O al contrario quello che ha saputo dire Alan Rusbridger davanti alla commissione d’inchiesta del Parlamento britannico la settimana scorsa per via delle notizie diffuse dal Guardian sul malaffare spionistico NSA.

Il tutto, per citare Glen Greenwald nel suo intervento video per il Socialism Congress dello scorso giugno, in un “clima di paura”, che ha paralizzato proprio i giornalisti, che avrebbero il dovere di stimolare la politica invece di esserne accondiscendi: Paure derivanti dalla “sicurezza nazionale” ed i suoi servizi, come dice lui, ma che conosciamo anche da richieste milionarie (solo per aver sfatato una MiTo dell’Alfa), dalla mafia, dal terrorismo e/o teppismo. Fino alla paura di sporcarsi le mani o di rovinarsi la carriera per una parola sbagliata nei confronti del capetto in carica.

Vale la pena di ricordare, che Greenwald stesso, con “inchieste” su presunti suoi coinvolgimenti in “affari pornografici” che gli avrebbero valsa la radiazione dall’albo professionale degli avvocati, era appena stato fatto oggetto di quello che in Italia si chiama “metodo Boffo” – discreditare sul piano personale per mettere in dubbio quello professionale, quindi di distruggere l’attendibilità, unico vero peso che il soggetto giornalistico ha da mettere sul piatto della bilancia.

Il verbo secondo Grillo

Come vale anche la pena di ricordare, che quello iniziato come progetto di controinformazione è oggi un conglomerato mediatico di primo rilievo. Ma non solo: Il cd. “blog” beppegrillo.it con l’incorporazione di “liste civiche” e “movimento” nella stessa URL (e sotto lo stesso marchio) insieme all’obbligo di parteciparvi per proposte politiche (vedi “Qualche precisazione sul metodo M5S” del 10 ottobre: “devono essere […] proposte all’approvazione del M5S attraverso il blog“) è diventato da strumento un organo politico, che differisce da quelli partici solo nell’accezione (oramai discutibile nella sostanza), che il MoVimento sia non-partito.

Vale quindi difendere questa piattaforma mediatico/partitica anche quando utilizza esattamente (!) gli stessi metodi, con i quali i potenti di questo mondo mettono a tacere quelli che il potere dovrebbero, per antonomasia, affrontarlo almeno con ragion critica? Che apostrofare una giornalista di essere una “mantenuta” da costringere a “cercarsi un lavoro” (come neanche la scuderia di Milano Due) potrebbe essere, grazie al gentile sostegno di Dario Fo, una cosa sostanzialmente buffa. Invece è il metodo Boffo allo stato puro e duro, il quale minaccia direttamente con la sua gogna segnaletica quello che successe e tutt’ora succede a Marco Travaglio.

Capisco quindi la sua sentita solidarietà per Maria Novella Oppo, ma non il suo distinguo (assieme a quello di Scanzi e ancor meno quelli di Orellana / Campanella, che sanno proprio di “salviamo il salvabile”), raccolto nella frase: “Se ne nascesse una rassegna stampa ragionata …”.  Perché in primis quella piattaforma, seguendo la logica stessa dell’apparentamento tra politica e pubblicità, appunto non è più giornalistica ma apparatistica; quindi il ragionato è da prendere ex ante con le pinze. E, come piatto forte, presenta la proiezione di cosa potrà essere l’informazione, qualora tale parte riesca davvero a comandare, quando già ora al giovane reporter de Il Fatto viene consigliato di “farsi una ragazza” invece di porre domande da reporter.

Il Cincinnato di turno

Dulcis in fundo il popolo, nominato con un “la consueta granucola di volgari insulti sul web”. Da chi, dapprima declamando il “voglio scendere” e poi mettendo da parte “il cannocchiale”, ora apparentemente non ha problemi di dare alla voce del web l’epiteto, che neanche il bastone e la carota, non ci si può certo attendere un paio di righe in più sull’astroturfing. E quindi sui distinguo di fondo, che invece si vorrebbero veder applicati con una linea autoritaria, anzi: deriva autocratica, basta che si becchi (sic!) quelli giusti.

Una cantonata storica Travaglio l’aveva già presa, quando con un certo impeto giusto tre anni fa proclamava l’”Operazione Cincinnato”, oggi per mancanza di spazio sui server, pietà o calcolo irreperibile nell’edizione online del quotidiano in parte suo. Il mito del “dittatore buono” o almeno di chi restituisca la parola agli elettori male si combina con chi nella parola vuole vedere la solita granucola oppure anticipa la censura, magari al prezzo della scopata riparatrice (andando a guardare poi nel dettaglio a chi la paga).

Non mi ricordo infine cosa Travaglio scriveva a proposito di Belpietro, che proprio in quel periodo per conto del proprio mandante pubblicava una lettera aperta ai “Cari traditori …” von tanto di foto segnaletiche. Va da sé, che “buono” è e rimane un mito, barbuto, con palle d’accaio o più amato del Mahatma che sia, smontabile solo con le classiche libertà.

Quella della parola comprende anche la libertà di dire e di scrivere cose sbagliate o le pure e semplici fesserie. In questi tre giorni né è stato fatto largo uso, pur rimanendo fiducioso che sarò smentito. Rimarrà da osservare, a quale scopo. MS

Advertisements